L’Islanda, terra di vulcani e ghiacciai, non è soltanto un luogo di natura estrema, ma anche un esempio interessante di come una piccola nazione possa organizzare il proprio sistema politico e amministrativo. La sua struttura di governo riflette la storia, l’identità culturale e le esigenze di un territorio che, pur contando poco più di 370.000 abitanti, gestisce con efficienza sfide logistiche e climatiche uniche. Comprendere il modello islandese significa leggere un intreccio di tradizione democratica, pragmatismo nordico e forte senso di comunità.
Una democrazia dalle radici antiche
L’Islanda ama ricordare che la sua democrazia è una delle più antiche al mondo. Già nell’anno 930, con la fondazione dell’Alþingi, si gettarono le basi di un’assemblea che riuniva i capi clan per discutere leggi e controversie. Oggi l’Alþingi è il Parlamento islandese e continua a essere il cuore della vita politica, ma con funzioni moderne: approvazione delle leggi, controllo dell’operato del governo e rappresentanza dei cittadini.
Il Parlamento è unicamerale e conta 63 membri, eletti ogni quattro anni con un sistema proporzionale che favorisce la presenza di più partiti. Questo pluralismo è tipico delle democrazie nordiche e porta spesso a governi di coalizione, nei quali la capacità di mediare e costruire compromessi diventa fondamentale.
Il governo attuale: donne al comando
Dalla 21 dicembre 2024, l’Islanda è guidata dal governo di Kristrún Frostadóttir, leader del Social Democratic Alliance, una delle forze politiche attualmente più influenti del Paese government.is. La sua coalizione comprende il Social Democratic Alliance, il Reform Party (Viðreisn) e il People’s Party, insieme detengono una solida maggioranza in Parlamento (36 seggi su 63) IPU Parline. È la prima volta nella storia dell’Islanda che tutti i leader dei partiti di governo sono donne, in un’esclusiva linea tutta al femminile con la Presidente Halla Tómasdóttir.
L’esecutivo è composto da 11 ministri, distribuiti tra i tre partiti: quattro del Social Democratic Alliance, quattro del Reform Party e tre del People’s Party. Tra le figure di spicco: Þorgerður Katrín Gunnarsdóttir (Reform Party) è Ministro degli Esteri; Inga Sæland (People’s Party) guida il Ministero degli Affari Sociali e dell’Edilizia; Daði Már Kristófersson (Reform) è a capo del Tesoro; Jóhann Páll Jóhannsson (SDA) gestisce Ambiente, Energia e ClimaGrapevine.
Questa leadership femminile e giovane – Frostadóttir è la più giovane Premier nella storia islandese, con 36 anni all’insediamento – enfatizza i valori della welfare state, dell’efficienza finanziaria e del rinnovamento politico. Il governo punta a ridurre l’inflazione, affrontare la crisi abitativa e programmare un referendum sul ritorno al dibattito sull’adesione all’UE entro il 2027.
L’organizzazione amministrativa del territorio
Nonostante le ridotte dimensioni e la popolazione esigua, l’Islanda ha sviluppato una struttura amministrativa precisa. Il Paese è diviso in 8 regioni statistiche, che non hanno funzioni politiche ma vengono utilizzate per pianificazione e gestione dei servizi. L’amministrazione locale si concentra invece nei comuni (sveitarfélög), che sono più di 60 e possiedono ampie competenze: dall’istruzione primaria ai servizi sociali, dalla pianificazione urbanistica alla gestione dei trasporti locali.
La capitale, Reykjavík, rappresenta non solo il centro politico ed economico, ma anche un’entità amministrativa con funzioni particolarmente estese. La municipalità della capitale gestisce scuole, servizi culturali, assistenza e infrastrutture, riflettendo un modello di autogoverno che lascia grande responsabilità agli enti locali.
Questa decentralizzazione risponde alla necessità di garantire servizi anche nelle aree più remote, dalle coste dei fiordi occidentali fino alle comunità sparse lungo le coste del Nord. In questo senso, l’Islanda rappresenta un laboratorio di gestione territoriale in condizioni estreme, dove efficienza e flessibilità vanno di pari passo. Il sistema giudiziario indipendente supporta la coesione istituzionale, mentre recenti riforme hanno introdotto una Corte d’Appello nazionale per migliorare l’accesso alla giustizia.