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L’ Edda

Il termine Edda ( in norreno Edda, al plurale Eddur ) si riferisce ai due testi in norreno: Edda in prosa e Edda poetica.

Entrambi scritti in Islanda durante il XIII secolo; i due libri sono la maggiore fonte di informazioni sulla mitologia norrena.

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L’ Edda, di gran lunga l’ opera poetica più significativa, è una silloge di carmi mitologici raccolti in un manoscritto del tredicesimo secolo, il Codex Regius, ma risalenti a svariati secoli prima. Narra della creazione e della distruzione del mondo; protagonisti sono gli dei e gli eroi della mitologia germanica: Odino, Thor, Freya, Brunilde, Sigurdur.

I carmi sono scritti con linguaggio sacrale e altisonante, come si conviene a storie di argomento divino, tranne alcuni che, invece, si rivelano ironici e irriverenti.

Edda Silloge ( detta anche E. poetica, o antica ) di carmi norreni del 9° – 12° sec., di argomento epico, mitologico, didattico, pervenutici attraverso un manoscritto della Biblioteca di Copenaghen, il Codex Regius ( 13° sec. ). Consta di 29 carmi attribuibili a una lunga tradizione orale; si tratta di brevi composizioni, ciascuna di poche decine di strofe, sorte per la maggior parte in Islanda. Tuttavia la materia leggendaria ( specie quella del ciclo nibelungico ) sembra in massima parte di origine sudgermanica, importata in Scandinavia e adattata allo spirito norreno. I carmi sono nella lingua islandese d’ allora, mentre nella metrica, come nel verso germanico, domina il principio dell’ ictus e dell’ allitterazione. Tra i canti più notevoli il primo, la Völuspá, cioè la Predizione della Veggente, vigoroso nel suo carattere cosmogonico e predicatorio.

Edda in prosa ( conosciuta anche come Edda di Snorri o Edda recente ), è un manuale di poetica norrena che contiene anche molte storie di mitologia norrena. Il suo intento era di fare capire ai lettori e ai poeti norreni le sottigliezze dei versi allitterativi ( versi in cui gli stessi suoni si ripetono secondo una struttura ben definita ), e di afferrare il significato celato di molte kenningar di uso frequente nella poesia norrena. Fu scritta dal dotto storico islandese Snorri Sturluson attorno al 1220. Sopravvive in sette manoscritti principali, scritti all’incirca fra il XIV e il XVII secolo.

L’Edda in prosa è composta da un prologo e tre parti:

1 ) Fyrirsögn ok Formáli ( intestazione e prologo )

2 ) Gylfaginning ( l’ inganno di Gylfi ) ( 20.000 parole circa ), nella quale Snorri presenta i miti e le divinità più importanti, attraverso episodi tratti dalla cosmogonia e dalla mitologia.

3) Skáldskaparmál ( dialogo sull’ arte poetica ) ( 50.000 parole circa ), nel quale Snorri si occupa delle metafore ( kenningar ), molto in voga presso gli scaldi.

4) Háttatal (trattato di metrica) (20.000 parole circa), nel quale l’autore esamina i ritmi e i tipi di strofa.[1]

Nonostante abbia composto il suo libro in epoca cristiana, Snorri attinge con scrupolo addirittura filologico alle fonti pagane, allo scopo di non disperdere il patrimonio lirico e religioso del suo popolo. Parte della critica moderna imputa a Snorri di aver omesso o adattato quanto riusciva utile al suo scopo, modificando in modo irrecuperabile i miti che aveva deciso di tramandare. In realtà, per la maggior parte degli studiosi, l’ attentissimo approccio che Snorri ha con le sue fonti è piuttosto rassicurante. Inoltre è possibile che Snorri abbia attinto a fonti più antiche e ” pure ” di quelle che ci sono arrivate tramite l’Edda poetica.

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