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I Vikinghi

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I Vikinghi abitavano principalmente i territori oggi corrispondenti grosso modo agli stati di Danimarca, Svezia e Norvegia; furono storicamente noti anche con il nome di ” Normanni ” e / o ” Rus “.

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Viking Festival a Hafnarfjörður
La Guida di Islanda.it

La loro espansione, a differenza di altre realtà storiche più graduali fu quasi istantanea, ad iniziare dalla seconda metà dell’ anno 800 e si esaurì in tempi relativamente brevi.
I perchè di tale espansione sono molteplici, ma alcuni sono più importanti di altri.
La tecnologia di costruzione navale, si era evoluta a tal punto da consentire la fabbricazione di imbarcazioni oceaniche, che alla robustezza univano un ridotto pescaggio, ideale per risalire i fiumi, una grandissima manovrabilità e soprattutto un favorevolissimo rapporto peso / robustezza ( potevano infatti essere agevolmente trasportate su rulli per attraversare istmi e passare da un fiume all’ altro ), che sarà uguagliato appena nel 1400 dalle tecnologie dei cantieri mediterranei.

Forti di tali tecnologie navali, ed abituati a mari tempestosi e a condizioni atmosferiche piuttosto dure, i Vikinghi iniziarono ben presto a spingersi con notevole successo sulle rotte commerciali, diventando, a seconda dell’occasione che loro si presentava, razziatori e / o mercanti ( all’ epoca tali attività convivevano molto spesso, ed il confine tra l’ una e l’ altra era piuttosto vago ed a interpretazione soggettiva ).
La conoscenza delle rotte commerciali e la presa del potere di Harald Haarfagre dopo la battaglia di Hafrs Fjord, ( primo re di Norvegia, che unificò nell’ anno 870 i vari regni in cui all’epoca il territorio era diviso ) spinsero le famiglie dei perdenti ed i clan nemici di re Harald ad andarsene dalla Norvegia e a colonizzare altri territori.
Vediamo ora l’ impatto storico di questa espansione.

La peggior sciagura temuta dalle altre popolazioni d’ Europa era l’ incontro con i Vikinghi, che con le navi a basso pescaggio non raggiungevano solamente le coste, ma si spingevano anche molto nell’ entroterra, risalendo i fiumi e attaccando grandi città quali Parigi e Londra.
Non cristiani essi non distinguevano chiese e conventi dagli altri edifici, nè ne rispettavano la sacralità: facevano attenzione solo agli oggetti preziosi e molto spesso le croci delle chiese erano per loro degli indicatori che segnalavano edifici contenenti appunto dei preziosi, e le abbazie dell’epoca, costruite per lo più su isole ( Lindisfarne, Iona ecc. ) per difendersi da attacchi terrestri, erano prede privilegiate.
La paura era grande quando venivano avvistate le vele quadre dei ” drakkar ” in avvicinamento, ma il sollievo doveva essere ancora maggiore quando si scopriva che erano in missione amichevole.
Il commercio comprendeva il trasporto di merci, che per loro significava quasi essenzialmente traffico marittimo. La preparazione marinara era per loro fondamentale.

Le ” isole al largo ”

Così erano chiamate le Isole Britanniche dai navigatori dell’ ottavo secolo, e difficilmente occorrevano più di due giorni di navigazione per raggiungere Shetland ed Orkneys, il clima era simile a quello scandinavo e già prima della fine del nono secolo, le popolazioni originarie erano state sconfitte ed i Vikinghi si erano stabiliti su queste isole con le loro famiglie.
L’ emigrazione continuò e si allargò alle Ebridi, all’ isola di Man ed a molte regioni scozzesi, irlandesi ed inglesi; nella toponomastica odierna vi sono ancora molte tracce di origine nòrrena.
Con il tempo, divenne per i Vikinghi, sempre meno necessario bruciare e saccheggiare: era sufficiente ” vendere ” l’ immagine che si erano creata, e così istituirono il ” Danegeld ” intimando: ” pagate e non vi faremo alcun danno “.
A prova di ciò, negli scavi inglesi, la presenza di monete inglesi di quest’ epoca è piuttosto rara, mentre reperti analoghi in scandinavia sono numerosissimi.
Nel 991 il capo norvegese Olav, con una flotta di 93 navi arrivò nell’ Essex: l’ esercito inglese riuscì a scamparla versando ad Olav cinque tonnellate di argento; tre anni dopo, Olav, assieme al re danese Svein, tornò in Inghilterra dove pretese ( ed ottenne ) otto tonnellate di argento.
Tornato a casa Olav divenne re di Norvegia col nome di Tryggvason; Svein nel 1013 divenne re d’ Inghilterra e suo figlio Knut divenne re d’Inghilterra, Norvegia e Danimarca.
Re Edward ( Edoardo il Confessore ) morì senza figli nel 1066 e Harold Godwinson salì al trono inglese.
Dalla Norvegia, re Harald Hardrad, rivendicò il trono inglese con la forza, salpando alla volta dell’ Inghilterra con trecento navi e lo scontro definitivo avvenne a Stamford Bridge dove re Harald fu ucciso … e siamo alle soglie della battaglia di Hastings.

La Francia

Per tutto il nono secolo i Vikinghi mossero una lunga serie di attacchi contro le coste francesi; la Normandia in particolare subì numerosi attacchi, e da lì i Vikinghi risalirono la Senna e saccheggiarono Parigi.
Dopo essere stati fermati per un pò da Carlo il Calvo, al prezzo di tre tonnellate di argento, essi proseguirono lungo il fiume saccheggiando tutte le località che incontravano arrivando a Nantes, attraverso la Loira, e a Colonia attraverso il Reno.
Il condottiero vichingo Rollo controllava la foce della Senna e Carlo il Semplice, per mettere fine alle incursioni ed assicurarsene la fedeltà, conferì a Rollo il titolo di Conte di Rouen, dando così origine a quello che diverrà il Ducato di Normandia.
Il pronipote di Rollo, Guglielmo, nel 1066 era Duca di Normandia e nel medesimo anno divenne re d’Inghilterra, sconfiggendo a Hastings Harold Godwinson.
Di questi fatti è rimasta una meravigliosa testimonianza originale: il famoso ” Arazzo di Bayeux ” conservato appunto in Normandia.

L’ Oriente

Il Golfo di Finlandia era l’ entrata principale verso le terre ed i fiumi orientali; i Vikinghi riuscirono a navigare lungo questi fiumi con le navi oceaniche fino a Stàraja Làdoga.
Il principe Oleg che governò la Russia dall’ 882 al 912, era scandinavo ed il suo nome nòrreno era Helge.
Una parte della popolazione di Stàraja Làdoga era anch’ essa di origine scandinava ed era chiamata ” Rus ” ( da cui Russia ) dai locali.
Vi sono tombe vichinghe a Smolensk, costituite da tumuli contenenti navi, e tali navi, data la loro leggerezza, potevano essere trasportate, come si è detto prima, anche via terra e così continuare la navigazione lungo il Dniepr ed il Volga.
Harald Hardrad per 15 anni risiedette a Bisanzio e fece parte della guardia dell’ Imperatore; prima di rientrare in Norvegia si sposò con Ellisiv, figlia di Jaroslav, Granduca di Kiev.
Pietre runiche ed iscrizioni si trovano numerose nell’ oriente europeo, fino al Mar Nero, ed una scritta runica è ancora ben visibile sul pavimento di Santa Sofia a Bisanzio ( Costantinopoli / Istambul ).

La rotta dell’ ovest

A seguito della vittoria di Harald Haarfagre nell’ 870 a HafrsFjord, coloro che erano stati sconfitti o non volevano sottomettersi dovettero fuggire. Al tempo già i Vikinghi sapevano di ulteriori terre ad ovest, non abitate dove l’ abbondanza di pascoli, pesci, foche e balene, rendevano appetibile un insediamento, e così furono colonizzate le FaerOer e l’ Islanda, dove tutti gli uomini liberi istituirono il primo parlamento democratico, il ” Þing ” ( thing ); qui si discuteva la politica, si deliberavano nuove leggi e si risolvevano le contese. Tali isole erano al di fuori delle rotte commerciali e garantivano quindi una notevole sicurezza ai fuggiaschi.
Nella ” Grœnlendiga Saga ” si legge che la Groenlandia fu occupata da Eirik il Rosso, che organizzò una spedizione di coloni dall’ Islanda ( anno 985 circa ).
Il motivo di questa emigrazione fu il fatto che Eirik era stato condannato all’ esilio; in Norvegia non poteva rientrare per quanto si è già detto, quindi salpò per andare alla scoperta di quelle terre che ” Gunbjorn aveva avvistato quella volta in cui era uscito di rotta andando verso occidente “, Eirik chiamò quelle terre Groenland, cioè Terra Verde ” perchè pensò che le persone sarebbero state affascinate da una terra con un nome attraente “.
Lo stratagemma funzionò, così la spedizione di Eirik salpò con 25 navi contenenti in tutto circa 500 persone, famiglie di adulti e bambini, pecore, cavalli, vacche, provviste e l’ attrezzatura essenziale per costruire i nuovi insediamenti.
All’ arrivo mancarono 11 navi: alcune erano tornate indietro, altre erano naufragate, ed i restanti coloni si stabilirono nei fiordi sud – occidentali, dove trovarono prati verdi ed una situazione climatica favorevole; lo stesso Eirik si stabilì in un fiordo e vi costruì la sua residenza ” Brattalið “. Qui crebbe Leif Eiriksson, in un ambiente di coraggiosi marinai e contadini.
Uno di loro era Bjarne Herjolfson, che, durante un viaggio dall’ Islanda era uscito di rotta ed aveva avvistato ” una terra sull’ altro lato del mare “; la Saga narra che ” da quel momento si incominciò a parlare molto di spedizioni “, Leif comprò la nave di Bjarne e con 35 uomini prese il mare.
La prima terra incontrata era quella avvistata da Bjarne e, siccome non videro erba, Leif le diede il nome di ” Helleland ” ( Terra Rocciosa ).
L’ equipaggio proseguì la navigazione e la terra che incontrarono era completamente ricoperta di boschi, così Leif la chiamò ” Markland ” ( Terra Selvosa ). Dopo altri due giorni di navigazione, raggiunsero una terra ” la cui erba era così umida che, portando alla bocca le mani bagnate di rugiada ebbero la sensazione di non aver mai assaggiato nulla di così dolce “.
Leif diede a questa terra il nome di ” Vìnland ” ( Terra del Vino ). Qui costruirono delle abitazioni e vi trascorsero l’ inverno.
” Nei fiumi e nei laghi non mancavano i salmoni, e le condizioni di vita erano così favorevoli che se avessero portato il bestiame non sarebbe mancato il cibo. Durante l’ inverno il ghiaccio non ci fu e l’ erba appassì poco “.
Quando tornò l’ estate, Leif rientrò in Groenlandia e le notizie su questa nuova terra invogliarono molte famiglie a trasferirsi in ” Vinland “. Secondo l’ ordine stabilito, tre gruppi partirono verso ” LeifBuene ” ( Le Capanne di Leif ) e tornarono indietro alcuni anni dopo. La Saga racconta anche che due gruppi furono assaliti da popolazioni locali, mentre nel terzo vi furono litigi che portarono a lotte intestine ed uccisioni. Nessuno ebbe fortuna in ” Vìnland “.

La scoperta

Per duecento anni si è cercato di capire dove si potessero trovare le tracce degli insediamenti nòrreni.
Furono suggerite innumerevoli località, dalla Florida alla Baia di Hudson.
Nel 1960 lo storico norvegese Helge Ingstad partì con la moglie Benedicte alla volta di Terranova, alla ricerca degli antichi insediamenti; a tutte le persone incontrate veniva rivolta la medesima domanda: ” Avete mai visto ruderi in questa zona? ”
A ” L’Anse aux Meadows “, in una baia dove sfocia un piccolo fiume, trovarono ruderi circondati da pascoli: negli otto anni successivi, una campagna di scavi diretta da Anne Stine Ingstad, portò alla luce otto costruzioni ed oggetti di tipo nòrreno: ” LeifBuene “? Forse!
… Le ricerche e gli studi continuano.

I Papar

Si ha anche ragione di credere, che prima dei Vikinghi, l’ Islanda ed altre isole atlantiche, siano state colonizzate dai ” papars ” ( monaci cristiani provenienti dall’ Irlanda ) che, navigando lungo le coste e ” saltando ” di isola in isola, ( Ebridi, Orkneys, Shetland, FærOer, Islanda, Groenlandia ) vi costruirono numerosi insediamenti.
Nella relazione del monaco Brandon ( S. Brendano ), che narra di una sua lunga navigazione attraverso l’ Atlantico con un ” Curragh ” del Dingle ( primitiva imbarcazione irlandese fatta con pelli di bue ), durata, con numerose tappe su varie isole, più di 5 anni, vi è descritta la terra di ” Thule ” o, più esattamente, ” Þule ” da loro visitata e dalle caratteristiche perfettamente riconducibili all’ Islanda.

( dal testo ” I Vikinghi” del Dr. Tom Bloch-Naggerud ) tratto dal sito ” Camper Web “.

Patria dei Vichinghi è la Scandinavia, più precisamente le zone delle attuali Norvegia, Svezia e Danimarca, le cui terre presentano caratteristiche diverse: monti, pianure, laghi, rilievi collinosi.
I territori di conquista e di colonizzazione vichinga si trovano lungo le direttrici naturali delle loro terre di origine.
I Danesi si indirizzarono verso il regno franco, l’ Inghilterra meridionale e alcune parti dell’ Irlanda, spingendosi anche nel Mediterraneo.
I Norvegesi si fermarono dapprima in Scozia, in Irlanda, nelle
piccole isole dell’ Atlantico, per poi arrivare in Islanda, Groenlandia e in America Settentrionale.

L’ Alfabeto runico

Quando cominciò l’ epoca dei Vichinghi, le rune venivano già utilizzate dalle popolazioni del Nord da qualche secolo.
Intorno al 200 d.C. i popoli germanici crearono un alfabeto runico composto da 24 caratteri ( serie lunga ), chiamato oggi futhark, basato su uno o più alfabeti dell’ Europa mediterranea.
Verso il IX secolo, in età vichinga vera e propria, i caratteri si ridussero a 16 ( serie corta ).
La caratteristica forma angolosa delle rune ci fa supporre che non fossero state pensate per la scrittura su carta o su materiali morbidi, bensi su legno, metallo, pietra, osso e corno.
La mancanza di linee orizzontali e di curve le rendono, inoltre, particolarmente adatte per seguire la fibra verticale del legno.
Le tecniche di incisione erano diverse a seconda dei materiali che si utilizzavano. Tuttavia l’ incredibile abilità degli artigiani incisori si confondeva con il potere magico dei caratteri: Odino, il dio delle rune, ne era considerato lo scopritore.
Spesso le iscrizioni runiche servivano come portafortuna o per tenere lontano il malocchio, oppure per prevedere il futuro e per lanciare maledizioni. Il tipo più frequente di iscrizione, tuttavia, non era quella magica ma cominemorativa su pietra.
Spesso si issavano pietre sul terreno le cui iscrizioni celebravano un particolare evento storico, le gesta di un guerriero, la memoria di un defunto.

Animali domestici

I Vichinghi allevavano pecore, capre, maiali, bovini, cavalli, pollame e oche, da cui traevano nutrimento.
Bevevano il latte di mucca e di capra, preparavano burro e formaggi. Nella fattoria era sempre presente la stalla, dove gli animali trascorrevano l’ inverno al riparo. Il numero di capi di bestiame posseduti da una famiglia ne stabiliva la ricchezza.
Le fattorie più grandi e ricche avevano stalle in grado di ospitare anche cento capi.
Nelle zone più a Nord il clima rigido non permetteva l’ allevamento di animali domestici.
Si ricorreva alla renna, dunque, dalla quale si traeva carne, latte e pellame.
I Vichinghi cacciavano gli animali selvatici per trarne cibo ( la carne veniva cucinata o essiccata ), pelli e pellicce con cui ricavare abiti, ossa e zanne per realizzare oggetti di uso comune ( pettini, manici di coltelli ), armi e gioielli.

La celebrazione dei riti

Presso i Vichinghi non esistevano sacerdoti di professione. Era il capo famiglia a svolgere le funzioni sacerdotali e a officiare i riti dei vari culti.
Il rito più importante era quello collettivo che si svolgeva all’ aperto, in un boschetto, in una radura, vicino a un ruscello o a una fonte. In effetti non esistono tracce di edifici appositamente dedicati al culto. Gli atti religiosi erano comunque strettamente legati alla quotidianità: la preghiera era una costante, l’ invocazione agli dei era avvertita come un dovere, la pronta risposta e la protezione divina nei confronti del fedele erano considerate un diritto. Ogni nove anni ricorrevano le celebrazioni di feste
solenni; al culmine delle cerimonie avveniva un sacrificio di massa che i Vichinghi chiamavano blot: uomini e animali venivano appesi agli alberi sacri e uccisi con un colpo di ascia, il loro sangue veniva raccolto in vasi sacri e utilizzato dagli indovini per trame divinazioni. Seguivano banchetti e offerte agli dei.

I commerci

L’ immagine dei Vichinghi, popolo di navigatori pirati, è più comune di quella di commercianti. Tuttavia furono i commerci, oltre alla loro propensione naturale alla navigazione, a spingere queste popolazioni, sia a est che a ovest, in territori molto lontani dalla regione scandinava.
Verso est i Vichinghi si inoltrarono nelle sterminate steppe e foreste russe, risalendo il corso della Duna e del Memel, spingendosi quindi verso sud, navigando lungo il Dniepr e il Volga, sbucando così al Mar Baltico, al Mar Nero e arrivando a Bisanzio e a Gerusalmme. Inizialmente i Vichinghi percorrevano queste terre interessati solo ai propri commerci, e solo in seguito vi si stabilirono. Commerci fiorenti si svolsero anche nel Baltico, nel Mare del Nord e nel resto d’ Europa.
L’ uso delle monete comparirà verso la fine dell’ era vichingha, intorno al IX secolo.
Prima di allora l’ acquisto delle merci veniva concluso barattando prodotti di eguale valore, oppure in cambio di pezzi d’ oro e di argento.

La colonizzazione di nuove terre

Tra il V e il IX secolo l’ Europa era percorsa in lungo e in largo dalle tribù nomadi dei barbari, che poi vi si stabilirono.
Intanto le popolazioni del Nord ebbero tutto il tempo di organizzarsi in regni, peraltro sempre in lotta tra loro, e di costituire una società ricca e vivace. Il miglioramento delle condizioni di vita provocò un aumento demografico tale da spingere i Vichinghi alla ricerca di nuove terre. La loro organizzazione sociale, inoltre, prevedeva che solo il figlio maggiore potesse ereditare le sostanze e la terra dal padre. Agli altri spettava il compito di costruirsi da soli il loro futuro: andare per mare significava dunque trarre ricchezze immediate, tramite atti di pirateria, ma anche scoprire e colonizzare terre sconosciute per aprire nuove vie commerciali e per stabilire la propria dimora. Non furono estranei agli spostamenti di massa dei Vichinghi alcuni capi politici che, estendendo i loro domini su zone sempre più ampie, si sostituivano ai vari capi locali entrando in conflitto con molte famiglie.
Chi non accettava questa situazione o era stato sconfitto da questi signori emigrava. Questo fu uno dei principali motivi per cui l’ Islanda venne colonizzata.

Un popolo di guerrieri

Tutte le testimonianze relative alle incursioni vichinghe sono concordi nel riferire che i guerrieri infierivano con ferocia sui
nemici. I successi militari dei Vichinghi furono possibili grazie alla qualità delle navi, al buon equipaggiamento, e al coraggio dei guerrieri. Onore e gloria in battaglia erano considerati valori di estrema importanza. I Vichinghi amavano la guerra, gli assalti impetuosi, i corpo a corpo. Erano eccellenti combattenti e avevano buone capacità organizzative, che dimostravano nella difficile tecnica dell’ assedio: sapevano scavare cunicoli, usavano arieti e catapulte.
Le bande delle prime incursioni, divennero con il tempo un esercito regolare, addestrato in campi trincerati che avevano anche la funzione di difendere la regione circostante. Il campo di Trelleborg, in Danimarca, ne è un esempio mirabile.

Gioielli

I Vichinghi amavano molto ornarsi di gioielli. Sia gli uomini che le donne, portavano bracciali, anelli, fibule, orecchini, collane, ma soprattutto spille, che erano il gioiello più comune dal momento che l’ uso dei bottoni non era ancora conosciuto.
I più benestanti indossavano pezzi unici, realizzati in oro e argento da artigiani abilissimi nella tecnica della filigrana e dell’ incisione a punteruolo. I meno ricchi si accontentavano di oggetti realizzati a stampo in oro, argento, ma anche bronzo, peltro, vetro, osso di animale.

Casa lunga

La forma caratteristica della casa vichinga era rettangolare piuttosto lunga, circa 15 x 6 m, divisa in tre ambienti: la stalla e il fienile alle due estremità e l’abitazione vera e propria al centro. Solo in epoche più recenti la stalla verrà staccata dal resto dell’ edificio. La casa aveva spesso un unico ambiente al cui centro stava il focolare; solo il capofamiglia aveva il diritto di dormire vicino al fuoco, gli altri componenti dovevano accontentarsi di riposare su panche poste vicino alle pareti, che di notte fungevano da letto.
La stanza era scarsamente illuminata; la luce penetrava da piccole finestre ricoperte di vesciche di animali o pelli.
Il telaio di legno del tetto spiovente era ricoperto da zolle d’ erba che lo rendevano impermeabile. Le pareti esterne erano realizzate da canniccio ricoperto di letame o fango, quelle interne erano rivestite di calce mentre il pavimento era costituito da uno strato d’ argilla.

La casa in stile islandese

La difficoltà di reperire legno di buona qualità per la costruzione di abitazioni fu risolto dai Vichinghi d’ Islanda utilizzando le pietre, con le quali si realizzavano le fondamenta. Sulle pietre che uscivano dal terreno venivano costruiti il tetto e le pareti ( molto basse ) ricorrendo a poco legno e molte zolle erbose. In alcuni casi il terreno veniva scavato per assicurare il caldo in inverno e il fresco d’ estate. Le pareti erano rivestite di pannelli in legno per tenere lontana l’ umidità.

Il Thing ( Þing )

Unico organo legislativo e giuridico della società vichinga era il Thing, ovvero l’ assemblea del popolo alla quale partecipavano tutti gli uomini liberi con domicilio fisso. Il Thing si riuniva a scadenze regolari, una o due volte al mese, all’ aperto.
Emanava leggi e ricomponeva, nei limiti del possibile, i litigi e le contese. Nessun organo controllava l’ applicazione di quanto stabilito dal Thing: l’ offeso doveva pertanto provvedervi da solo.

Famiglia

Al di sopra di tutto stava la famiglia, la Sippe, primario nucleo sociale e affettivo.
I membri del clan erano fortemente uniti da sentimenti di lealtà, rispetto, sostegno reciproco, onore. Un’ offesa recata ad un individuo era estesa a tutta la sua famiglia, dai parenti più stretti a quelli più lontani: zii, cugini, nipoti.
Vendicare l’ offesa non era dunque dovere del singolo ma di tutti i suoi familiari. Questo è il motivo per cui molte famiglie vichinghe verranno decimate da vendette, che si trascinano di generazione in generazione. L’ esclusione di un individuo dalla propria famiglia significava dunque una punizione peggiore dell’ esilio dal paese d’ origine. Significava l’ emarginazione sociale.
I vincoli che non riguardavano la sfera familiare come il senso dello stato ad esempio erano sentimenti del tutto secondari.

Il matrimonio

Il matrimonio si contraeva in giovane età, e veniva concordato tra le famiglie allo scopo di accrescere i patrimoni in termini di terra e bestiame. Dopo la celebrazione delle nozze, la sposa era autorizzata a portare alla cintura il mazzo di chiavi che testimoniavano il suo ruolo di padrona di casa. La società vichinga non escludeva la poligamia che, in genere, era praticata dagli uomini più benestanti. Essi possedevano la prima moglie, responsabile della gestione della casa e della terra, e varie concubine, solitamente scelte tra le schiave. La promiscuità era tale che con il passare degli anni le case vichinghe dovettero allargarsi sempre più, con l’aggiunta di edifìci annessi: magazzini, granai, laboratori per i lavori artigianali e la tessitura, bagni e saune.

Le classi sociali

La società scandinava era divisa in tre grandi classi sociali: i nobili, i contadini, gli schiavi.
I nobili erano ricchi proprietari terrieri e comandanti di bande armate. Dai loro ranghi usciva il re, che, inizialmente, era solo un capo più intraprendente degli altri. In epoche più recenti i re capaci di consolidare il loro potere lo renderanno ereditario.
I contadini o uomini liberi, erano dediti oltre che alla cura dei campi, al commercio, all’ artigianato e alla guerra.
Gli schiavi erano prigionieri di guerra, oppure uomini liberi privati della loro libertà dalla giustizia, o ancora servi per nascita.
Il figlio di una schiava e di un uomo libero era considerato schiavo. A loro spettavano i lavori più umili e duri nella fattoria, erano comprati e venduti come merce dai loro padroni. Con l’ evolversi della società vichinga, nacque una nuova classe sociale, quella degli artigiani. Tra le varie categorie, quella dei fabbri era tenuta in grande considerazione, perché il successo delle spedizioni militari dipendeva in larga parte dalla buona qualità delle armi da loro prodotte.

Le navi

I Vichinghi avevano tre tipi di navi da guerra: la sniggen, affilata e veloce, lo skeidh norvegese, con le ruote di poppa e di prua alte e appuntite, e i drakar, dalle fiancate molto alte il cui nome deriva dall’ emblema a forma di drago che queste imbarcazioni portavano a prua. La lunghezza di una nave era calcolata secondo il numero degli spazi, l’ intervallo cioè che intercorreva fra ciascuna trave trasversale della coperta, che conteneva un banco dotato di un paio di remi. Di solito le navi erano a venti spazi ( 40 remi ), ma i drakar, potevano aveme anche venticinque o trenta ( 50 o 60 vogatori ). Per spingersi in mare aperto si utilizzava una grande vela quadrata, sovente dipinta di rosso sangue, per incutere ancora più timore; per navigare lungo le coste o per risalire il corso dei fiumi si ammainavano le vele e si procedeva a remi.
La costruzione di una nave non era un lavoro semplice se teniamo conto che non esistevano progetti o disegni ai quali far riferimento. Soltanto la tradizione e l’ esperienza supportavano le maestranze vichinghe. Ai carpentieri spettava la realizzazione della chiglia, delle ruote di prua e di poppa, delle costole e dell’ ossatura della nave; mentre ai falegnami spettava la costruzione del fasciame e del ponte.
Il knorr era la nave mercantile vichinga, dotata sia di remi che di vela. Le merci venivano sistemate in coperta e nella stiva senza essere protette.

Le saghe

Nel mondo vichingo leggere e scrivere non erano considerate attività importanti. Così, in assenza di scuole, spettava ai vecchi della famiglia tramandare le tradizioni e la cultura delle saghe: da questi racconti i bambini imparavano quali erano gli eroi e i valori da seguire. Popolo di navigatori e guerrieri, i Vichinghi erano anche abili narratori.
Nei lunghi e rigidi mesi invernali la giornata terminava con una cena e il racconto delle sorprendenti gesta di dei ed eroi.
Le saghe, vere e proprie epopee in prosa, erano trasmesse oralmente di generazione in generazione, e solo dopo il XII secolo verranno messe per iscritto. Nelle saghe si mescolavano personaggi reali e avvenimenti fantastici, si amplificavano e si romanzavano fatti storici realmente accaduti. Guerre, viaggi, esplorazioni, la colonizzazione di nuove terre, erano gli argomenti preferiti dagli autori i cui nomi non ci sono mai giunti.

Gli Scaldi

Le avventure degli eroi delle saghe venivano cantate da poeti che erano anche valorosi combattenti: gli scaldi.
Essi viaggiavano tra le regioni scandinave e usavano mettere in versi o in prosa i fatti della vita quotidiana, la celebrazione delle gesta dei re e la scoperta di nuove terre. I loro versi erano alquanto complessi, densi di rime intrecciate, di perifrasi, di allitterazioni. La loro tecnica compositiva era , carica e virtuosistica al pari dell’ arte figurativa vichinga. Il loro pubblico, tutt’ altro che rozzo e illetterato, godeva dell’ interpretazione dei difficili versi di questi poeti ai quali tributava stima e reputazione.

Le donne

Mentre i loro uomini si trovavano lontano, impegnati in combattimenti o esplorazioni, le donne mandavano avanti la casa e la fattoria, occupandosi del lavoro nei campi, dell’ educazione dei figli e delle faccende domestiche. Molte iscrizioni runiche su pietra celebrano la loro devozione alla famiglia e alla casa, e la loro abilità nel realizzare lavori manuali come il ricamo o la tessitura.

Le armi

Il guerriero vichingo era ben equipaggiato con armi da offesa; spada, ascia, giavellotto, lancia, arco e frecce e armatura da difesa: scudo, elmo, corazza. La spada era l’ arma per eccellenza, destinata ai capi: erano realizzate in ferro, con lama a doppio taglio, ben bilanciate per essere usate con una sola mano e riccamente decorate. L’ ascia, solitamente fabbricata in serie, era l’ arma riservata ai guerrieri comuni. I più ricchi tra loro la possedevano decorata. Le lance avevano lame molto grosse e aste decorate. Quelle da lanciare erano più leggere. Le frecce avevano punte in ferro diverse a seconda dell’ uso, caccia o battaglia, fissate su aste di legno di betulla. Lo scudo era comunemente un disco di legno del diametro di un metro, rivestito di cuoio dipinto con colori vivaci, da sostenere con il braccio. Gli elmi erano di cuoio o di metallo, con gli occhi protetti da una sorta di maschera e non avevano le corna, come vuole un’ errata tradizione iconografica. Le cotte di maglia non erano molto diffuse.
Nell’ incisione dei metalli, gli artigiani vichinghi erano di un’ eccezionale bravura. Splendidi sono gli intarsi decorativi di alcune armi, che venivano realizzati incidendo il metallo secondo un disegno stabilito, quindi inserendo nelle scanalature, così ottenute, striscioline d’ argento, bronzo e ottone.

L’ arte della navigazione

Ai tempi dei Vichinghi non esistevano né carte nautiche né la bussola. La navigazione lungo la costa era facilitata dalla conoscenza delle varie baie, insenature, scogli e isole da utilizzare come punto di riferimento. La navigazione in alto mare era molto più difficile: il sole, la luna e le stelle erano utili solo in caso di bel tempo. Con cattive condizioni climatiche ci si affidava alla conoscenza dei venti, delle correnti, delle maree e degli uccelli marini. Bisognava intendersi anche di metereologia per poter prevedere l’ arrivo delle burrasche. I viaggi più lunghi comunque erano fatti nella stagione migliore, da aprile a settembre, quando il tempo concedeva una tregua. Solo in epoche più recenti comparvero semplici strumenti di navigazione: la pietra solare, un minerale che permetteva di individuare la posizione del sole a cielo coperto, e una sorta di astrolabio per stabilire l’ altezza del sole all’ orizzonte.

Vita a bordo

Le navi vichinghe erano in grado di doppiare Capo Nord, di attraversare l’ Atlantico, di risalire il corso dei fiumi: erano viaggi che nessun altro popolo a quei tempi riusciva a fare. La navigazione era un’ arte, una vocazione, era lavoro durissimo e obbedienza cieca al comandante, sebbene alcune decisioni venissero prese di comune accordo. Nel corso dei lunghi viaggi la vita degli equipaggi non era certo facile: era proibito accendere il fuoco, così gli uomini dovevano accontentarsi di cibi freddi, pesce e carne salati, gallette, burro, mele, latte cagliato, birra e acqua. Quando era possibile i marinai dormivano a terra, in tenda, altrimenti in coperta dentro a rudimentali sacchi a pelo a due posti. Capitava che qualche marinaio morisse a causa del freddo e dell’ umidità. Allora il cadavere veniva gettato in mare. Quando il mare era agitato, dallo scafo entrava acqua in abbondanti quantità, perciò la metà dell’ equipaggio era costretta a liberare lo scafo dall’ acqua.

Abbigliamento

Le donne vichinghe indossavano una lunga tunica, fermata al collo da una spilla. Sopra portavano un grembiule con bretelle, fermato sulle spalle da due grosse spille. A seconda della stagione portavano lo scialle. Gli uomini indossavano una casacca, fermata in vita da una cintura, alla quale appendevano spade e coltelli, e pantaloni in morbida pelle. Portavano, inoltre, un mantello di lana, fermato su un fianco da una spilla. Nei rigidi mesi invernali, sia gli uomini che le donne, indossavano morbide pellicce realizzate con le pelli della selvaggina catturata, martore, volpi, orsi. Le calzature erano di un modello unico per tutte le stagioni, per i ricchi come per i poveri, per le donne, gli uomini e i bambini. In inverno si usavano le calze per chi poteva permettersele. Le donne vichinghe dedicavano gran parte della loro giornata a filare la lana o il lino, e a tessere gli abiti per tutta la famiglia sul telaio verticale appoggiato alla parete.

La tessitura

Erano le donne vichinghe a filare e tessere la lana e il lino. Tuttavia nei mesi invernali anche gli uomini partecipavano al confezionamento degli abiti. La lana ricavata dalla tosatura delle pecore, che avveniva tra maggio e giugno, veniva pulita, sgrassata e cardata. Veniva quindi filata con la conocchia e con il fuso, poi ritorta. Infine veniva lavorata sul telaio verticale, lasciandola del colore naturale oppure tingendola con prodotti vegetali o minerali. I colori più diffusi erano il rosso, il violetto, il verde e il nero. Per ottenere panni di lana più pesanti si aggiungevano corti fili di lana durante la tessitura, così la stoffa assumeva l’ aspetto di una pelliccia.

L’ agricoltura

I lavori nei campi si svolgevano nei mesi primaverili ed estivi, quando i terreni non erano più ingombri di neve. Si seminava in primavera e si raccoglieva nella tarda estate, praticando la rotazione dei campi. La coltura principale era la segale, resistente al freddo del Nord, base dell’ alimentazione quotidiana. Si coltivava anche l’ orzo, il farro, antenato del frumento, l’ avena che serviva da foraggio per gli animali, i legumi, le rape, i cavoli, le cipolle e l’ aglio. Gli unici alberi da frutto che resistevano al clima rigido erano i meli. Tuttavia nei mesi estivi venivano raccolte bacche e altri frutti che crescevano spontaneamente come more e lamponi.

Islanda.it

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