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Notizie Pubblicazioni Il segreto dei Templari in Islanda

Il segreto dei Templari in Islanda

Indice
Il segreto dei Templari in Islanda
Intervista in Italiano
Interwiew in English
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Da diversi anni  Giancarlo Gianazza, grande appassionato di arte, filosofia e astronomia medievale è impegnato in una singolare e alquanto straordinaria ricerca in terra islandese.

Partendo dallo studio dei dipinti del Botticelli e sostenendo che in essi fosse celato il mistero di alcuni passaggi della Divina Commedia è arrivato alla dimostrazione di un emblematico viaggio intrapreso da Dante nel lontano 1319.
Se poi al Botticelli si affiancano le figure di Leonardo da Vinci e Raffaello il passaggio è a dir poco inquietante e capace di riscrivere la lettura dell'opera Dantesca se non dell'intera cultura occidentale.


L'aspetto più singolare e incredibile è che secondo gli studi compiuti da Gianazza nel Purgatorio e nel Paradiso di Dante verrebbero indicate con estrema precisione le date di questo viaggio e la posizione geografica  di un punto esatto della superfice d'Islanda  corrispondente al giardino dell'Eden dantesco; una zona posta in prossimità del fiume Jökulfull (centro-sud) ed in particolare del suo sottosuolo.

In questa zona, in una cavità sotterranea segreta di 5 m x 5, secondo Dante (ed il Gianazza), un manipolo di cavalieri avrebbe seppellito il "Segreto dei Templari".

Fantasia ? Realtà ? Mito ? Difficile dirlo e al momento dimostrarlo ma sta di fatto che le ultime ricerche sul campo e le innumerevoli verifiche incrociate dell'opera Dantesca e dei dipinti rinascimentali incominciano a combaciare. 

Non solo; secondo alcuni documenti islandesi risalenti all'epoca su indicata (la saga di Snorri, una delle poche giunta interamente fino ai nostri giorni e tuttora conservata nella capitale islandese) si fa riferimento ad una misteriosa spedizione di "cavalieri meridionali" nel 1217. Una presenza a dir poco anomala e che ha dell'eccezionale per la storia di Islanda ma che allo stesso tempo nessun storico è mai riuscito a giustificare. Una spedizione dei Cavalieri Templari alla ricerca di un luogo dove seppellire i propri segreti ?

Inoltre pare proprio che tale cavità esista effettivamente così come dimostrato da rilevazioni compiute con l'ausilio di georadar e tomografia elettrica fatte appositamente e recentissimamente da esperti in questo tipo di prospezione del sottosuolo provenienti dall'Italia e da altri paesi del mondo accorsi sul luogo.

Copertina de "I custodi del messaggio"

Tutto questo è contenuto in un libro di recente pubblicazione

"I Custodi del messaggio" di Giancarlo Gianazza - Gian Franco Freguglia

edito da Sperling & Kupfer


 

In questo link troverete le immagini tratte dagli ultimi rilevamenti effettuati in islanda.

Giancarlo Gianazza è laureato in ingegneria. Grande appassionato di arte, filosofia e astronomia medievale, si è dedicato negli ultimi otto anni alla decifrazione dei dipinti di Leonardo, Botticelli e Raffaello e della Commedia di Dante, affiancando alle speculazioni teoriche ricerche approfondite sul campo, nell'isola di Citera e in Islanda.







Intervista di Massimo Bonasorte a Giancarlo Gianazza su Hera magazine Novembre 2006

Quando nel 1307 l’Ordine dei cavalieri templari fu sradicato dal volere di Roma e di Filippo il Bello, gli equilibri politici ed economici del mondo antico cambiarono. I templari furono sterminati, imprigionati, torturati, arsi al rogo senza pietà. In breve tempo i monaci-guerrieri divennero soltanto i fantasmi di un mondo che fu. Molti credettero di aver eliminato per sempre tutti gli appartenenti all’Ordine monastico più potente del Medioevo, ma sbagliavano, perché un numero imprecisato di cavalieri confluirono più o meno segretamente in altri ordini o lasciarono i territori più pericolosi per rifugiarsi altrove, spesso in Portogallo o in Scozia. Ma non tutti si resero conto che l’elite templare, quella cerchia più segreta e depositaria della gnosi dell’Ordine, sopravvisse nei secoli, protetta dal suo totale anonimato. Ma chi era questa cerchia, chi ne faceva parte, e di quali conoscenze segrete era depositaria? Forse custodiva il Graal? E cosa trovarono i templari nel tempio di Gerusalemme? E, soprattutto, dove nascosero quel “bottino”? Per risolvere l’enigma, dobbiamo prendere in considerazione l’ipotesi di un legame occulto tra le sperdute e impervie terre d’Islanda e i maggiori uomini di scienza ed esponenti del mondo artistico e letterario dell’epoca: Dante, Botticelli, Raffaello, e soprattutto Leonardo da Vinci. Per quanto sembri l’avvincente trama di una fiction a sfondo esoterico, questo non è altro che lo scenario che emerge dalle scoperte dell’ingegner Giancarlo Gianazza, il quale nel libro scritto in collaborazione con Gianfranco Freguglia e intitolato I custodi del messaggio, edito Sperling & Kupfler, spiega la sua incredibile teoria, secondo cui i maggiori uomini di scienza del periodo medievale furono i custodi di un sapere segreto che tramandarono ai posteri, codificandolo all’interno delle loro maggiori opere. Un segreto che rimanda alla Cerca del Graal che in base alle ipotesi di Gianazza fu nascosto in una camera segreta di 5 m x 5 da un manipolo di cavalieri templari col favore dell’autorità locali nel bel mezzo dell’Islanda. Ma cosa c’entra la Divina Commedia? Ebbene, secondo Gianazza Dante nella sua monumentale opera racconta, in forma codificata, un viaggio effettivamente compiuto, forse nel 1319, che lo ha condotto in Islanda. Nel finale della Divina Commedia Dante si ritrova al cospetto della cosidetta Candida Rosa dei Beati tra i quali è assisa Beatrice. Ebbene, quest’immagine ha un riscontro nella realtà infatti ciò che Dante esprime in versi corrisponde ad un anfiteatro naturale che si trova lungo il fiume Jökulfull. L’autore durante l’ultima delle sue missioni di ricerca in Islanda sembra aver individuato proprio quell’anfiteatro naturale, e non solo. Grazie, infatti, al team di geologi e geofisici che lo ha accompagnato nel suo ultimo viaggio esplorativo, sembra che nel sottosuolo, proprio nel punto in cui Dante indica la camera segreta, gli esperti hanno riscontrato delle anomalie geologiche compatibili con questa ipotesi. A dirlo sono le misurazioni condotte con i più moderni strumenti di prospezione del sottosuolo: georadar e tomografia elettrica… Infine, celato nei profili dei personaggi del Cenacolo, Leonardo nascose una mappa geografica, tale da riprodurre il corso del fiume islandese Jökufull. Una mappa che è possibile scoprire soltanto leggendo con la giusta chiave di decodifica il cammino descritto dal poeta al seguito di Matelda nel giardino dell’Eden sino all’incontro con Beatrice. Le sue tesi, esposte nell'intervista che segue, sono davvero affascinanti e offrono un nuovo e rivoluzionario approccio allo studio del sapere esoterico nel mondo antico, e non solo.

Come si avvicinato a questo tipo di ricerca?
Tutto è iniziato guardando il quadro della Primavera di Botticelli. Mi sono accorto che esisteva un codice numerico nel dipinto. Inizialmente volevo soltanto capire quale fosse il numero celato all’interno del dipinto. Dopo un lavoro durato circa un mese realizzai che si trattava di una data: il 14 marzo 1319. La curiosità mi ha poi spinto a cercare di capire quale significato avesse quella data.
Una cosa era sicura, Botticelli voleva comunicare qualcosa e, a distanza di cinque secoli, grazie alla decodifica numerica era possibile entrare in contatto con il pensiero più segreto dell’artista. Volevo capire quale fosse il senso di quella operazione, così ho decifrato altri quadri dell’artista, scoprendo un continuo e preciso riferimento alla Divina Commedia dantesca. A quel punto il messaggio era chiaro, Botticelli sembrava dire “riporto in forma pittorica quanto è codificato nella Commedia”. Non c’era alternativa: bisognava individuare anche le informazioni celate in forma codificata all’interno dell’imponente opera letteraria. Ero soltanto all’inizio di questa avventura.

Qual è dunque la struttura di questo codice?
Il primo codice che ho decifrato nella Primavera del Botticelli è “digitale”, un vero e proprio linguaggio delle dita utilizzato per esprimere numeri. Il codice fa riferimento al linguaggio di gesti utilizzato dai monaci nei monasteri medievali per non disturbare la meditazione e per non infrangere la regola benedettina del silenzio. I monaci che avevano bisogno di comunicare per motivi operativi utilizzavano questo codice digitale. Non potendo consultare un archivio dei codici digitali dell’epoca, per la decifrazione ho dovuto lavorare d’intuito e questo non è certo un metodo scientifico. Per fortuna chi manda un messaggio codificato, non si limita a mandarlo in un unico modo, ma utilizza più sistemi per essere sicuro che il decifratore riceva l’informazione in modo corretto. Pertanto, Botticelli utilizzò anche un codice “astronomico”, decisamente più scientifico. L’artista, infatti, indica l’alba di quello stesso giorno, il 14 marzo 1319, mediante la posizione angolare relativa esistente in quel preciso momento tra i sette pianeti allora conosciuti.
Ma non è finita. Nei primi versi nel Paradiso della Divina Commedia viene indicato la stessa data. Tutti sono concordi sul fatto che Dante in questi primi versi faccia riferimento a un equinozio di primavera. Nessuno, però, ha mai colto che il pianeta che forgia gli animi umani (v. 41-42) e che sta sorgendo insieme al Sole durante questo equinozio di primavera, è Saturno. Saturno si trova in congiunzione con il Sole all’equinozio di primavera solo ogni trent’anni, e quindi questa combinazione astrale è possibile nel 1319, nel 1349 e nel 1289. La Commedia è stata scritta tra il 1300 e il 1321, anno della morte di Dante, quindi la data indicata nei primi versi del Paradiso non può che essere il 14 marzo del 1319.
Ecco il punto della Commedia raffigurato nella Primavera di Botticelli: siamo ancora nel giardino dell’Eden, Dante dopo il rito di potazione nell’Eunoè è “puro e disposto a salire a le stelle”.

Esistono altre corrispondenze astronomiche nella Divina Commedia?
Certo. Un esempio è l’indicazione della propria data di nascita, celata da Dante in due terzine (v. 112-117) del Canto XXII della terza cantica, dove esistono indicazioni precise al decimo di grado, che si riferiscono alla posizione dei pianeti nel giorno 13 giugno 1265.
Ma il problema è un altro. Perché infatti Dante decide di inserire, nascosta nelle terzine della sua opera più importante, l’indicazione della sua data di nascita? Nella Commedia Dante non rivela mai in modo esplicito il giorno della sua nascita. Credo che sia quasi un invito a scoprirla. Ma questo perché? Ritengo che Dante abbia voluto fornire gli indizi necessari a comprendere il suo codice. Una volta che si è riusciti a individuare la sua data di nascita si possiede la chiave per comprendere la struttura del codice utilizzato per dare altre informazioni ben più significative. Ritengo sia questa la giusta chiave di lettura.

Oltre che indicazioni temporali, sono presenti indicazioni codificate di luoghi?
L’indicazione del tempo mediante la posizione dei pianeti è un metodo molto intelligente perché in questo modo si riesce a segnalare un momento preciso indipendentemente dalle variazioni nelle convenzioni calendariali.
Un criterio analogo è stato impiegato per comunicare le posizioni e le distanze geografiche, anch’esse sono espresse con parametri universali, indipendenti dalle diverse unità di misura locali, ovvero mediante distanze espresse in gradi di latitudine e di longitudine. Per le longitudini il meridiano di riferimento principale è quello passante per Gerusalemme. Per le latitudini invece i parametri di riferimento corrispondono esattamente ai nostri, equatore e circolo polare artico.

Come arriva a coinvolgere Leonardo?

Dopo circa un anno che lavoravo su Botticelli e la Divina Commedia mi sono accorto di aver commesso l’errore di pensare che tutta la questione dei messaggi codificati riguardasse solo Dante e il suo grande estimatore Botticelli. Mi sbagliavo. Per convalidare il mio lavoro servivano altri indizi, e altrettanti riferimenti pittorici, quindi ipotizzai che Leonardo, avendo lavorato da ragazzo nella bottega del Verrocchio, la stessa frequentata da Botticelli, avesse ricevuto la medesima educazione e che quindi possedesse le stesse conoscenze anche riguardo alla Commedia. Nei dipinti di Leonardo sono presenti gli stessi metodi di codifica scoperti nelle opere di Botticelli.

Vorrei approfondire l’esistenza di anomalie nel Cenacolo
Il pane che Gesù sta indicando con la mano sinistra non corrisponde ai dettami della tradizione ebraica e rivela delle incongruenze. Si tratta di una pagnotta, mentre sulla tavola di una cena in cui si doveva celebrare la pasqua ebraica doveva comparire il pane azzimo, cibo utilizzato dagli ebrei durante gli otto giorni di celebrazione in ricordo del passaggio dalla schiavitù alla libertà, l’Esodo dall’Egitto guidati da Mosè.

Cosa ci fa allora un simile “errore” nella più importante opera di Leonardo?
E’ plausibile pensare a uno sbaglio talmente grossolano? O forse c’è dell’altro?

La cura dei dettagli e la precisione di Leonardo penso sia indiscutibile, pertanto, non credo affatto all’errore casuale, ritengo invece che l’artista abbia voluto “sbagliare” appositamente per fornire delle indicazioni precise. Leonardo voleva attirare l’attenzione su quel pane ed avere la possibilità di evidenziare su di esso ben tre diversi punti. Questi tre punti una volta decifrati secondo un codice basato sulla cartografia rivelano la posizione geografica di tre località europee: l’isola di Citera (Grecia), il Mont Cardou (Francia), e una località del centro Islanda. Il pane azzimo, non lievitato e dalla forma schiacciata, non lo avrebbe permesso.
La cosa interessante è che le distanze, espresse in gradi, tra Mont Cardou e Gerusalemme e tra Islanda e il sito francese, stanno tra loro in un rapporto matematico tale per cui è possibile indicare le posizioni di queste località con due quadrati adiacenti con lati che stanno tra loro in un rapporto di 2 a 3. Questi due quadrati adiacenti sono la sintesi di un sapere segreto: la posizione precisa della località’ in Islanda rispetto a Gerusalemme. Ho rilevato questo schema in molti dipinti di Leonardo.

E l’Islanda come entra nella decifrazione?
Alla luce delle informazioni ottenute dalla decifrazione della Divina Commedia, Dante stesso afferma di essere stato in Islanda. La cosa può suonare strana, ma è pur vero che sin dal 1100 sono documentati pellegrinaggi di islandesi a Roma e in Terra Santa. Non vedo quindi perché non si possa ipotizzare un percorso contrario. Dante è stato in Islanda, e forse proprio nel 1319.
Il percorso del viaggio è descritto in forma codificata nel XXVII Canto del Purgatorio. Dante passa per Luni, Sarzana, la Valle Stura, il Colle della Maddalena, entra nei territori del re francese a Macon, passa per Reims, Amiens, si imbarca poi a Strouanne per passare la Manica, raggiunge Dover, Canterbury, arriva fino in Scozia al castello di Stirling e poi a Inverness dove si imbarca, naviga in direzione nord verso le Shetland e poi verso l’Islanda.
Quando Dante si trova davanti all’anfiteatro della candida rosa dei beati, la osserva “come un pellegrino che si ricrea guardando il Tempio che ha fatto voto di visitare”. Ebbene Dante si riferisce all’anfiteatro naturale lungo il fiume Jökulfall. In questo anfiteatro naturale in corrispondenza del seggio di Beatrice nella candida rosa dei beati è posta una pietra molto particolare a forma di vero e proprio trono. Dante in un’altra terzina permette di dedurre che dietro la pietra a circa 20 m dovrebbe essere nascosta una camera segreta: il Tempio.

Se la sua ipotesi fosse confermata sarebbe una scoperta eccezionale, a che punto siamo con la ricerca pratica?
L’anno scorso ho individuato l’area indicata da Dante, un quadrato con lato pari ad un secondo di longitudine (13 x 13 metri). Quest’anno le ricerche sono proseguite con i metodi di prospezione del sottosuolo della geofisica. A luglio mi sono recato in Islanda con due geofisici, Gianfranco Morelli di Livorno, Douglas Labrecque del Nevada, ed un geologo, Mario Ferguglia, di Torino. Con questi tre esperti abbiamo condotto indagini sia con il georadar sia con la tomografia elettrica. I dati ottenuti sono stati studiati con il risultato di aver stabilito che proprio in quell’area esiste un’anomalia compatibile con quanto affermo. Spero che le autorità islandesi mi permettano di condurre scavi archeologici.
Un fatto curioso è che le autorità islandesi mi hanno messo in contato con Thorarinn Thorarinsson, il presidente dell’ordine degli architetti islandesi, esperto di storia locale, il quale ha aggiunto anche un altro aspetto misterioso alla mia scoperta. L’architetto mi ha riferito che nei documenti storici ufficiali islandesi si registra che nell’anno 1217 durante la riunione della Althing, il Parlamento istituito nel 930, il poeta condottiero Snorri Sturlusson, appare fiancheggiato da quelli che il testo definisce “80 cavalieri meridionali vestiti e armati tutti nello stesso modo”, e viene eletto al comando per quell’anno. Non c’è in tutta la storia islandese una notizia strana come quella. Si tratta di una assoluta anomalia. Gli storici non sanno spiegare chi siano, in realtà, quei cavalieri “meridionali” e quale ruolo ebbero nell’elezione di Sturlusson. Quando ho contattato l’architetto, riferendogli che nel tredicesimo secolo qualcosa era stato nascosto in una località del centro Islanda, il collegamento con i templari è stato immediato. Ritengo più che plausibile l’ipotesi che nel 1217 un gruppo di cavalieri templari sia andato in Islanda e abbia spalleggiato l’elezione di Sturlusson in cambio del suo appoggio nella costruzione di una camera segreta che negli anni successivi è stata riempita con libri sacri e oggetti del culto venuti dal Tempio di Gerusalemme.
Credo che il percorso cronologico corrisponda a quello fornito da Leonardo, dove il “tesoro” viene ritrovato dai templari intorno al 1125 parte a Gerusalemme e parte a Citera, spostato in Francia e infine nascosto poco più di un secolo dopo nella camera sotterranea in Islanda.

E Raffaello come entra nella vicenda?
Credo che Raffaello sia stato coinvolto da Bramante. Leonardo inserisce nel Cenacolo molte informazioni in forma codificata, ma si accorge che tutto il suo lavoro può essere pregiudicato e la trasmissione del suo messaggio segreto compromessa a causa della grave alluvione avvenuta nell’anno 1500 a Milano che minaccia la stessa esistenza della sua opera. Ipotizzo che espresse queste preoccupazioni all’amico Bramante, il quale potrebbe aver proposto a Leonardo di consegnargli i suoi codici affinché potesse passarli ad altri, in questo modo il messaggio e il codice si sarebbe potuto salvare nei secoli. Raccoglie così tutte le informazioni e le passa a Raffaello, il quale le inserisce con l’aiuto del Bramante negli affreschi della stanza della Segnatura. I 12 dipinti della stanza sono leggibili secondo un unico tema di fondo: la Divina Commedia.

Qual è il legame tra Leonardo, l’Islanda e la cartografia?
In Purgatorio XXXIII si legge: «Dorme lo ‘ngegno tuo, se non estima/ per singular cagione essere eccelsa/ lei tanto e sì travolta ne la cima». In questi versi sembra che Dante stia parlando della pianta presente nel Paradiso dell’Eden. Una pianta che ha una strana forma. Viene descritta come una pianta che si apre verso l’alto, ma anche che è tagliata nella cima. Ora se noi leggiamo le terzine non in chiave allegorica, ma dal punto di vista letterale i versi assumono un significato totalmente diverso. A questo punto mi sono chiesto quale poteva essere questa “pianta” che è «sì travolta ne la cima». Ipotizzando una lettura secondo un codice cartografico, l’espressione «eccelsa lei tanto» rimanda ad una località posta ad una latitudine molto elevata. Ora, se consideriamo, il numero del verso (66) e quello del Canto (33) scopriamo che corrispondono alla latitudine del circolo polare artico (66° 33’). Allora qual è quella località “tanto eccelsa”, posta a una latitudine tanto elevata e “così travolta” nella cima dal circolo polare artico? Può essere soltanto l’Islanda, che si apre a nord con due penisole, ed in quella più orientale è lambita in maniera precisa proprio dal circolo polare artico.

Ma perché proprio l’Islanda?

Credo per due ragioni: la prima è che l’Islanda era la terra più lontana tra quelle conosciute dell’epoca di Dante. Rappresentava di certo il luogo ideale per nascondere qualcosa. La seconda è legata alla presenza, tra i nove templari che effettuarono i ritrovamenti nel tempio di Gerusalemme, di un membro della famiglia Sinclair che era di origine scozzese. Tra i domini scozzesi del casato figuravano le isole Orcadi da cui è possibile raggiungere l’Islanda in pochi giorni di navigazione. Si può dunque immaginare che la famiglia Sinclair abbia scelto l’Islanda per proteggere quanto ritrovato a Gerusalemme.

Ma qual è il reale legame tra Dante e i templari?
Dopo la caduta in disgrazia dei templari nel 1307, voluta da Roma e da Filippo il Bello, nessuno poteva più dichiararsi appartenente all’Ordine. Però la gnosi e i segreti templari non muoiono di certo con la fine dell’Ordine. Molti templari sopravvissero e confluirono in altri ordini monastici, molti si rifugiarono in Portogallo, altri in Scozia, oppure continuarono in organizzazioni segrete. Credo inoltre che esistesse un’elite segreta sopra i templari che la repressione non riuscì a colpire. A mio parere, Dante fa parte di questa cerchia ristretta. Un libro molto interessante scritto da Robert John, Dante Templare, mette in luce i punti della Commedia in cui si possono cogliere “le simpatie” di Dante per quell’ordine monastico.

Secondo Lei quindi esiste una sorta di passaggio di consegne tra Dante, Botticelli, Leonardo e Raffaello. Quando e come si interrompe questa linea?
Sono riuscito a individuare e documentare i passaggi di questo sapere occulto fino a Raffaello. Non so dire se sia avvenuto un ulteriore passaggio di consegne. Nel libro che ho scritto in collaborazione con Gianfranco Freguglia abbiamo ipotizzato che con Raffaello si interrompa la linea di successione per il semplice fatto che muore un solo anno dopo Leonardo, nel 1520. Forse Raffaello non ha avuto il tempo di trovare un suo successore.
Vorrei sottolineare a questo proposito che le informazioni decifrate risalgono quindi ho al 1520.
Non so cosa sia accaduto in Islanda da quel periodo a oggi, non so se la camera segreta dove furono custoditi i “ritrovamenti” di Gerusalemme sia stata aperta e distrutta. A mio parere, ancora non è stata violata. Il segreto è rimasto tale sino ai nostri giorni e la località islandese per parecchi mesi coperta dalla neve e difficile da raggiungere anche ai nostri giorni offre una eccellente protezione naturale.

Ringraziamo Giancarlo Gianazza per gli aggiornamenti ricevuti sul nostro forum. 

 





Giancarlo Gianazza interviewed by Massimo Bonasorte -
Hera Magazine November 2006



The eradication of the Order of the Knights Templar, ordered by Rome and Phillip the Fair in 1307, caused a dramatic shift in the age's political and economic balances. The Knights Templar were mercilessly exterminated, imprisoned, tortured or burnt at the stake. It was only a matter of time before the warrior monks became the ghosts of a world no more. Many now believed that all the followers of the most powerful monastic order of the Middle Ages had been done away with; in fact, a number of Knights had secretly joined other orders or fled the more dangerous areas, seeking refuge in countries such as Portugal or Scotland.
Not everyone realised that the chosen Knights - the guardians of the Order's gnosis - had survived throughout the centuries, protected by their complete anonymity. But who were these Knights? What secrets were they guarding? Were they the keepers of the Holy Grail? And what had they found in the temple of Jerusalem? Most importantly, where did they hide their treasure? To solve the puzzle, we must consider that there may be an ulterior link between the frozen plains of Iceland and the most prominent men of science and art of the age: Dante, Botticelli, Raffaello and, more than anybody else, Leonardo Da Vinci.
Does it sound like the plot of some esoteric fiction movie? Quite the contrary. This is in fact the scenario that emerges from the discoveries of Giancarlo Gianazza. In his book I custodi del messaggio (The keepers of the message), written with Gianfranco Freguglia and published by Sperling & Kupfer, Mr Gianazza explains his stunning theory, according to which the greatest men of science and art of the Middle Ages were the keepers of a secret that they passed down as cleverly coded messages woven into their major works. A secret relating to the search for the Grail, which - according to Gianazza - was concealed in a 5x5m secret chamber by a group of Knights Templar in the heart of Iceland, with the permission of the local authorities.
But what does the Divine Comedy have to do with all this? Well, according to Gianazza, Dante's masterpiece is a coded account of an actual trip the supreme poet made to Iceland, possibly in 1319. At the end of the Divine Comedy Dante stands before the so-called White Rose of the Blessed, where Beatrice sits. The image depicted in Dante's verses is somehow factual, as it corresponds to a natural amphitheatre near the Jökulfall river. It would appear that during his final quest in Iceland, Dante did indeed find that natural amphitheatre and much more. Experts have established that the subsoil features where Dante located the secret chamber match this theory. Tests performed with state-of-the-art measuring, prospecting and tomography devices all point in the same direction. Finally, hidden in the profiles of the characters of Leonardo's Last Supper is a map showing the course of the Jökulfall river. The map can be discovered only by correctly decoding the path along which Dante follows Matelda to Beatrice in the garden of Eden.
Gianazza's fascinating arguments are explored in the following interview and open up a ground-breaking approach to the study of esoteric knowledge, not only in the Middle Ages but in other times as well.

What pushed you to undertake this quest?
It all began one time when I was looking at Botticelli's Spring. I noticed there was a number code in the painting. At first I simply wanted to figure out the concealed number. After a month's hard work I realised it was a date: March 14, 1319. My curiosity was roused - I wanted to learn what the date meant.
One thing was for sure: Botticelli wanted to communicate something. After five centuries, number decoding was making it possible to come into contact with the artist's most secret thought. I wanted to understand why Botticelli did it, so I decoded other paintings of his and found consistent reference to Dante's Divine Comedy. By then I knew I was on to something: Botticelli was saying, "I have painted what is coded into the Comedy." So the next step was to decode Dante's masterpiece. And thus my quest began.

What kind of code is it?
The first code I figured out in Botticelli's Spring is digital, in its aboriginal meaning: numbers expressed using finger language. The code refers to the gestures the mediaeval monks used in order not to disturb meditation and break the Benedictine oath of silence. The monks would resort to this code whenever they needed to communicate for practical purposes. Since I had no access to the codes of the time, I had to proceed by trial and error. Not very scientific, but it paid off. Remember that if a person decides to pass down a coded message, he or she will use more than one means to ensure that anyone trying to decode the message can interpret it correctly. Well, Botticelli also used an astronomic code, as it were. He painted in the morning of that very day by depicting the relative angular positions of the seven planets known at the time.
That's not all: the same date is in the Divine Comedy as well. Everyone agrees that in the first verses of Paradise Dante refers to a spring equinox. So far, however, nobody had realised that the planet that forges the human souls (v. 41-42) and is rising with the Sun during this equinox is Saturn. Now, Saturn is in conjunction with the Sun only once every thirty years, so the conjunction must have occurred in 1289, 1319 and 1349. Dante wrote the Divine Comedy between 1300 and 1321, so the date indicated in the first verses of Paradise must be March 14 1319.
This is the part of the Comedy in Botticelli's Spring: we are still in the garden of Eden and after the last rite in Purgatory Dante is pure and ready to rise to the stars.

Are there any astronomic correspondences in the Divine Comedy?

Certainly. For instance, Dante's date of birth is concealed in two tercets (v. 112-117) of canto XXII of Paradise, which includes tenth-of-degree accurate reference to the position of the planets on June 13 1265.
But the issue is another one. Why did Dante choose to conceal his birthday in his greatest work and not simply state it directly? I believe he wanted us to discover it, because - in my opinion - he wanted to provide the clues to understand his code. Once you've figured out his birthday you have the key to the structure of the entire code used to conceal much more significant information.

Are there space indications as well as time indications?

The time indications have been cleverly coded into the work. They allow the accurate marking of a specific moment regardless of varying calendar customs. A similar criterion was used to indicate geographic distances - a criterion that relies on universal parameters and not on local measurement units. The method used refers to longitude and latitude. As regards the former, the meridian of reference is the one passing through Jerusalem; as regards the latter, the parameters are exactly the same as ours: the Equator and the Arctic circle.

Where does Leonardo come into play?

After a year spent working on Botticelli and Dante I realised that they could not have been alone in all of this. To substantiate my findings I needed further evidence, particularly in works of pictorial art. Since Leonardo, as a boy, had worked in Verrocchio's studio - the same as Botticelli - it seemed plausible that Leonardo might have received the same up-bringing and partaken of the knowledge of the Divine Comedy. And indeed, Leonardo's paintings feature the same type of code used in Botticelli's works.

Tell us more about the anomalies in the Last Supper.
The bread that Jesus indicates with his left hand is not made in accordance with Hebrew dictates. It is a loaf, whereas a table laid for Passover should have unleavened bread on it - the type of bread eaten by the Jews during the eight days of celebration of their passage from slavery to freedom, their Exodus from Egypt under Moses' guide.

How can Leonardo have made such a mistake in his most important work? Is it really a mistake? Or is there more to it?
There's no questioning Leonardo's extreme care for detail; therefore, I don't believe he made a chance mistake - in fact, I think the "mistake" is there on purpose to provide the discerning observer with a very specific clue. Leonardo wanted to draw attention to the bread; in it, he concealed three indications. These indications, decoded on a cartographic basis, show three European locations: the Greek island of Kythira, Mount Cardou (France) and a place in the heart of Iceland. Using unleavened bread, which is flat, this would not have been possible.
The interesting thing is that the ratio of the distances - expressed in degrees - between Mount Cardou and Jerusalem and between Iceland and Mount Cardou is such that you can indicate the position of these locations with two adjacent squares the sides of which are in a two-to-three ratio. These two adjacent squares are the summation of a secret: the exact position of the location in Iceland in relation to Jerusalem. I have noticed these patterns in many of Leonardo's paintings.

Where does Iceland fit into the code?
The message coded into the Divine Comedy tells us that Dante himself went to Iceland. If you think it sounds strange, remember that there is documented evidence that pilgrimages from Iceland to Rome and the Holy Land were taking place as early as the 12th century, so there is no reason why Dante should not have made the journey the other way. And Dante did indeed visit Iceland, probably in 1319.
The description of the journey is coded into canto XXVII of the Purgatory. Here, Dante passes through Luni, Sarzana, the Stura Valley and Colle della Maddalena; he enters the territories of the French king at Macon, passes through Reims and Amiens, boards a ship at Strouanne and arrives in Dover, carries on to Stirling Castle in Scotland and then to Iverness, where he boards a boat to the Shetland Islands and finally to Iceland.
When he eventually reaches the amphitheatre of the White Rose of the Blessed, he observes it "as a pilgrim redeeming himself as he beholds the temple he has pledged to visit." Dante is referring to the natural amphitheatre near the Jökulfall river. In the amphitheatre there is a very particular stone, shaped just like a throne - the seat of Beatrice. In another tercet Dante tells us that about 20 m behind the stone there is a secret chamber: the Temple.

If your theory turns out to be correct, it will be an amazing discovery. How is the on-field research going?
Last year I located the area Dante indicated - a 13x13m (1" longitude) square. This year we worked on the prospecting. In July I went to Iceland with two geophysicists, Gianfranco Morelli from Livorno and Douglas LaBrecque from Nevada, and a geologist, Mario Ferguglia from Turin. Together we carried out georadar and electric tomography measurements. The data show that the area presents an anomaly matching my theory. Hopefully the Icelandic authorities will allow me to carry on with the excavations.
And there's more. The Icelandic authorities have put me in touch with Thorarinn Thorarinsson, the president of the Icelandic order of architects and an expert of local history. Mr Thorarinsson has provided me with a further, very mysterious element. He has told me that in the official historic records of Iceland it is stated that in 1217, during the meeting of the Althing - the Parliament established in 930 - the leader and poet Snorri Sturlusson appears next to what the text defines "80 knights from the south, all dressed and armed in the same fashion" and is elected as commander for that year. Nowhere else in Icelandic history is there such a unique event. It is a sheer anomaly. Historians do not know who these "knights from the south" are, nor do they know what their role was in the election of Sturlusson. When I got in touch with Mr Thorarinsson, telling him that something had been hidden in the heart of Iceland in the 13th century, the link with the Knights Templar was immediate. I am convinced that in 1217 a group of Knights Templar travelled to Iceland and backed the election of Sturlusson in exchange for his support in the building of a secret chamber to be filled over the years with sacred books and objects from the Temple of Jerusalem.
I believe that the chronological journey matches that described by Leonardo, where the "treasure" is found by the knights around 1125, partly in Jerusalem and partly in Citera (Kythira), transferred to France and finally hidden in the underground chamber in Iceland, little more than a century later.

Where does Raffaello fit in?
I believe Raffaello was involved by Bramante. Leonardo coded much information into the Last Supper but must have realised that his work could be jeopardised and his message lost because of the terrible flood that struck Milan in 1500. My theory is that Leonardo expressed his worries to his friend Bramante, who may have suggested to Leonardo to give him his codes so that he could pass them on to others; this way, the message and the codes could survive throughout the centuries. So with the help of Bramante, Raffaello coded all the information into the frescos of the Stanza della Segnatura. The twelve paintings can be read on the basis of a single underlying theme: the Divine Comedy.

What is the link between Leonardo, Iceland and cartography?

Canto XXXIII of the Purgatory reads: "Dorme lo 'ngegno tuo, se non estima / per singular cagione essere eccelsa/ lei tanto e sì travolta ne la cima" (Thy reason slumbers, if it deem this height and summit thus inverted of the plant without due cause, trans. by Rev. H. F. Cary). It appears that Dante is talking about the part of the plant in Eden. A plant with an unusual shape. He describes how the plant opens up at the top and is slit across the summit. Now, if we read the original tercets literally and not allegorically, the verses take on an entirely different meaning. I asked myself what kind of plant could have its "height and summit thus inverted." If we use a cartographic code, we can see that the expression "eccelsa lei tanto" (literally, "so extraordinarily high") refers to a place at a very high latitude. The numbers of the verse (66) and of the canto (33) correspond to the latitude of the Arctic circle (66°33'). Now, what is that place "so extraordinarily high", i.e. so far north, and "thus inverted" near the Arctic circle? It can only be Iceland, which opens up to the north with two peninsulae and is precisely touched on the eastern one by the Arctic circle.

But why Iceland?
For two reasons: first, Iceland was the most distant land known in Dante's time. It must have seemed like the perfect hiding place. Second, among the nine Knights Templar who made the discovery at the Temple of Jerusalem there was a member of the Sinclair family, of Scottish descent. The family owned the Orkney Islands, from which one could sail to Iceland in a matter of days. It seems reasonable to assume that the Sinclair family chose Iceland as the stronghold of the Jerusalem discoveries.

So what is the actual link between Dante and the Knights Templar?

After the Knights Templar's downfall in 1307, brought by Rome and Phillip the Fair, admitting to being a part of the order was out of the question. Nevertheless, the gnosis and the secrets of the knights lived on. Many knights survived and joined other orders; many fled to Portugal and Scotland; others built up secret organisations. I believe there was also a secret elite above the Knights Templar that the repression failed to eradicate. I am convinced Dante belonged to this elite. There is a very interesting book by Robert John called Dante templare, in which the author points out the parts of the Divine Comedy where Dante shows his appreciation for the Order of the Knights Templar.
 
So you believe there was a sort of handover between Dante, Botticelli, Leonardo and Raffaello. When and how did this end?
I have managed to single out and document the passing down of this knowledge all the way to Raffaello. I cannot yet say whether it was ever passed down again. The book I have written with Gianfranco Freguglia suggests that the passing down may have ended with Raffaello simply because he died in 1520, only one year after Leonardo. Perhaps Raffaello never had the time to find a successor. I would like to point out, therefore, that the information decoded thus far dates up to 1520.
What has happened in Iceland since then I do not know. I do not know if the secret chamber with the Jerusalem findings has been broken into and destroyed. I believe it is still intact. The secret chamber may have resisted so long because the location is snowed under for most of the year and even today offers outstanding natural protection.

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